Le quotazioni dei derivati del pomodoro rilevate presso la Camera di Commercio di Parma continuano a mantenersi stabili, confermando l’assenza di variazioni significative che da inizio anno sta continuando a caratterizzare il mercato e mantenendo i livelli di prezzo storicamente elevati.
In Italia, ad aprile sono iniziate le semine e ad oggi è stato seminato il 35% delle superfici con clima favorevole. In particolare, al Sud le condizioni delle riserve idriche continuano a mantenersi positive con il bacino di Occhito ha raggiunto un volume di riempimento di 220,4 milioni di metri cubi (+188% rispetto allo scorso anno). Al Nord è stato raggiunto l’accordo tra coltivatori e industria di trasformazione per la definizione del prezzo della bacca relativo alla campagna 2026/27, fissato a 137 €/t, (-4% rispetto allo scorso anno) mentre al Sud il prezzo non è stato ancora concordato. Complessivamente si confermano le prospettive produttive di 5,8 Mio t, in lieve contrazione (-1%) rispetto al 2025.
Anche in Spagna, grazie ad un meteo asciutto, le semine stanno procedendo senza interruzioni e i livelli di riserve idriche risultano in netto miglioramento rispetto alla scorsa campagna. Le previsioni di produzione sono di 2,6 Mio t, in aumento del +8% rispetto al 2025.
In Portogallo, nonostante un inverno piovoso, le condizioni meteorologiche favorevoli dell’ultimo mese hanno permesso la prosecuzione delle semine, attese al 50% delle superfici nelle prossime settimane. Si proiettano volumi produttivi di 1,3 Mio t, stabili rispetto allo scorso anno.
Negli Stati Uniti, le semine si sono concluse regolarmente con clima positivo e temperature nella media. In attesa dell’uscita del report di USDA a fine maggio. Si conferma previsione di 8,9 Mio t, in calo del -11% rispetto la campagna 2025/26. La flessione prevista riflette la strategia della filiera nella direzione di un calo dei trapianti e dell’output, in risposta all’eccesso di offerta del Paese.
A livello internazionale, le condizioni meteorologiche prive di criticità si contrappongono alle incertezze legate al conflitto geopolitico e alle conseguenti ripercussioni sul comparto energetico e degli imballaggi. Il mercato è infatti penalizzato dall’aumento dei costi energetici per la trasformazione e dei materiali di confezionamento, con la produzione di alluminio e banda stagnata in Medio Oriente rallentata a causa del conflitto, in un contesto caratterizzato dall’ impossibilità di stoccaggio della materia prima.