Il mercato dell’olio di soia sta attraversando una fase estremamente rialzista sul mercato statunitense, con CBOT in forte accelerazione (+6% tra marzo ed aprile e un ulteriore +11% nella prima settimana di maggio vs aprile, su base media) e un movimento particolarmente marcato rispetto alle quotazioni sulle altre piazze (-4% per i prezzi FOB argentini, +1% per i prezzi in Europa nord-occidentale, -3% per l'olio di soia raffinato quotato a Milano tra marzo ed aprile). Il rialzo è sostenuto da una combinazione di fattori fondamentali, regolatori e finanziari: domanda statunitense attesa per i biocarburanti molto robusta, margini di crush su livelli record, quota dell’olio in aumento nel valore della trasformazione e posizionamento speculativo fortemente orientato al rialzo.
Il principale driver resta la domanda industriale negli Stati Uniti. Il forte incremento dell’utilizzo di olio di soia per la produzione di biodiesel nel 2026 va letto anche alla luce della debolezza anomala del 2025, quando il settore aveva operato in un contesto di forte incertezza regolatoria. Il quadro si è poi progressivamente chiarito su due fronti: da un lato, la regola finale EPA, approvata a fine marzo, ha fissato il biomass-based diesel RVO a 9,07 mld RIN per il 2026 e 9,20 mld RIN per il 2027, livelli superiori alla proposta iniziale di giugno 2025; dall’altro, il nuovo 45Z Clean Fuel Production Credit ha migliorato la visibilità sulla redditività della produzione di carburanti puliti, calcolato in funzione dell’intensità emissiva del combustibile e, dal 2026, vincolato all’utilizzo di feedstock nordamericani (coltivati o prodotti in Stati Uniti, Canada o Messico). I RIN e gli RVO EPA agiscono sull’obbligo di consumo, mentre il 45Z incide sull’incentivo economico alla produzione.
Il sostegno della domanda si riflette direttamente sul margine di crush, salito su livelli molto elevati. La quota dell’olio nel valore della trasformazione si è rafforzata in modo evidente rispetto alla farina, segnalando un mercato in cui il valore dell’olio sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle decisioni di crush. Questo aspetto è importante perché conferma che il rialzo non è solo un movimento di prezzo isolato, ma si inserisce in un cambiamento più ampio della struttura del complesso soia, sempre più influenzato dagli usi energetici. Dal lato dell’offerta, le scorte USA di olio di soia restano elevate rispetto all’anno scorso e alla media recente, ma al momento non stanno frenando il rialzo. Il mercato sembra infatti leggere gli stock come disponibilità potenzialmente assorbibile da una domanda di biodiesel molto sostenuta, più che come un fattore immediatamente ribassista.
Anche il quadro agricolo contribuisce a mantenere alta l’attenzione. Negli Stati Uniti, le semine di soia sono partite con un ritmo superiore alla media recente, ma una quota significativa delle aree produttive risulta interessata da condizioni di siccità. In Europa, le stime sulla produzione di soia 2026/27 sono state riviste al ribasso e risultano inferiori all’anno precedente, mentre in Ucraina (provenienza nel 2025/26 di volumi importanti di olio di soia destinati al mercato europeo) l’avanzamento delle semine appare in ritardo rispetto al 2024 e al 2025. Questi elementi non rappresentano, da soli, il driver principale del rialzo, ma rafforzano la percezione di un mercato già molto sensibile a eventuali rischi produttivi.
Il principale elemento potenzialmente moderatore resta invece il Sud America. In Brasile, le stime indicano una produzione di soia 2025/26, il cui raccolto è vicino al completamento, su livelli record, fattore che dovrebbe mantenere ben alimentata la disponibilità globale di seme e derivati nel medio termine. Anche in Argentina il raccolto procede in linea con l’anno scorso. Per ora, tuttavia, l’ampia disponibilità sudamericana non è sufficiente a invertire il sentiment rialzista sull’olio, perché il mercato finanziario continua a concentrarsi soprattutto sulla specificità della domanda statunitense e sul ruolo dei biocarburanti. Anche l'attesa di un aumento delle aree seminate a soia negli USA questa primavera, che potrebbero trovare un ulteriore fattore di supporto nei prezzi elevati dei fertilizzanti che poterbbero favorire uno switch da mais a soia, rappresenta nel medio termine un fattore potenzialmente ribassista.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il differenziale tra CBOT e le principali quotazioni FOB. Il rialzo statunitense appare molto più marcato rispetto agli altri riferimenti internazionali, creando uno sbilanciamento che difficilmente può restare stabile a lungo. La forza della domanda interna USA e il sostegno regolatorio giustificano parte del premio, ma un divario così ampio potrebbe nel tempo favorire un riequilibrio attraverso arbitraggi, maggiore competitività delle altre origini o una parziale correzione del premio statunitense.
Anche il posizionamento degli operatori su CME conferma la forza, ma anche la vulnerabilità, del movimento. Gli operatori non commerciali risultano fortemente sbilanciati sul lato long, mentre i commerciali sono nettamente posizionati sul lato opposto, coerentemente con l’attività di hedging degli operatori fisici in un mercato in forte rialzo. Questa configurazione rafforza il momentum nel breve periodo, ma rende il mercato più esposto a prese di profitto qualora emergessero segnali di rallentamento della domanda nel settore del biodiesel o miglioramento dell’offerta.
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