Nonostante l'atteso recupero dell'offerta si stia effettivamente realizzando nelle Filippine, le quotazioni dell'olio di cocco hanno recentemente trovato sostegno nei prezzi dell'olio di palmisto, che si sono mossi al rialzo sulla scia delle tensioni dei prezzi del petrolio e dell'olio di palma: i prezzi dell'olio di cocco quotato a Rotterdam hanno visto un incremento del +4% su base media mensile tra febbraio ed aprile (+1% nell'ultimo mese), sulla scia della crisi iraniana e dei rialzi del +17% dei prezzi dell'olio di palmisto. Questa dinamica ha contribuito a ridurre il premio del cocco sul palmisto, che mediamente in aprile è stato di 20 $/t, contro gli oltre 250 $/t di febbraio. La tendenza delle quotazioni, comunque, è stata più marcatamente ribassista sul mercato all'origine nelle Filippine, dove il prezzo dell'olio di cocco è sceso del 9% tra marzo ed aprile e quello della copra del 12% nello stesso periodo.
Per le quotazioni sul mercato europeo, oltre al sostegno del prezzo dell'olio di palmisto, pesa anche l'incidenza della logistica, i cui costi subiscono l'impennata dei prezzi del petrolio.
Prosegue nelle Filippine il dibattito circa le politiche energetiche. Se da un lato vi è chi preme per una sospensione dell'obbligo di miscelazione dei biocarburanti, per permettere l'importazione dall'estero di biodiesel prodotto da olio di palma più a buon mercato, dall'altro vi sono posizioni nettamente favorevoli all’aumento del mandato biodiesel nelle Filippine, espresse dai produttori di cocco attraverso la United Coconut Association of the Philippines (Ucap). La proposta è di riprendere il blend B4 e aumentarlo gradualmente di 1 punto percentuale ogni tre mesi, fino ad arrivare al B7.
Nel breve termine la riduzione del premio dell'olio di cocco sul palmisto indica che quest'ultimo risulta sempre più integrato nelle dinamiche del mercato degli oli vegetali e che lo spazio per una discesa dei prezzi dell'olio di cocco si sta sempre più riducendo. Inoltre stanno crescendo i costi della logistica dal Sud-est asiatico, a causa dei maggiori costi del carburante e delle assicurazioni. Ciò significa che anche di fronte ad una stabilizzazione e anche a un cedimento del mercato all'origine, permangono i rischi di volatilità per le quotazioni CIF nei mercati importatori.