A fronte di mercati finanziari che hanno mostrato qualche segnale di recupero, pur in un contesto di sostanziale stabilità, da inizio gennaio il mercato nazionale ha cominciato a far registrare qualche timido segnale di ribasso (1,6% tra inizio gennaio ed inizio febbraio per il frumento n.3 quotato a Bologna), raggiungendo il livello più basso dallo scorso luglio. Il premio di prezzo rispetto alle quotazioni del mais resta tuttavia al di sotto della media stagionale sulle principali piazze (CME, Matif, Bologna), in un contesto di mercato molto ben approvvigionato, favorendo la domanda del settore mangimistico.
Le temperature nell'emisfero nord stanno tornando in linea con le medie stagionali, dopo l'ondata di gelo che ha generato preoccupazioni per il possibile fenomeno di winterkill sia negli USA, che in Russia, Ucraina ed UE. L'effettivo impatto delle temperature potrà essere valutato all'uscita del frumento dalla fase di domienza, ma per il momento le condizioni del frumento invernale nel principale Stato produttore USA si mantengono al di sopra del livello dello scorso anno, nonostante anche una siccità diffusa.
La domanda internazionale di frumento tenero si mantiene vivace, guidata dai recenti acquisti dell'Arabia Saudita e dell'Algeria. Le vendite USA sono stabilmente al di sopra del livello dello scorso anno, soprattutto per quanto riguarda il frumento invernale: la debolezza del dollaro USA mantiene l'origine fortemente competitiva. Al contrario, le esportazioni europee restano stabilmente in linea con quelle della campagna precedente, a fronte di una previsione della Commissione UE di incremento delle esportazioni del +16%. In assenza di una decisa accelerazione dell'export europeo, gli stock di riporto potrebbero rivelarsi più abbondanti di quanto finora previsto, come anche suggerito da USDA con una revisione al rialzo di 1,4 Mio t della previsione di stock finali della campagna corrente rispetto al dato del mese scorso, per una revisione al ribasso dell'export.
Gli stock, previsti in aumento del 22% nei principali Paesi esportatori al termine della campagna 2025/26 rispetto alla precedente, rappresentano dunque un importante elemento di freno a possibili tensioni delle quotazioni. Il calo della produzione globale di tenero previsto per la campagna 2026/27, a fronte di aree seminate stabili ma rese inferiori, troverà un'importante compensazione nelle scorte.
Campagna 2026/27:
La domanda globale è dinamica, sia alimentare che mangimistica, ma l'abbondanza di offerta e l'assenza di particolari criticità in fase di semina dei prossimi raccolti mantengono i prezzi vicino a minimi pluriennali sui principali mercati finanziari. Nonostante i primi segnali di ribassi, sui mercati fisici dei Paesi importatori come Italia e Spagna, invece, permane un premio superiore alla media, sostenuto dai costi logistici e dalle difficoltà di movimentazione che stanno rallentando l’offerta disponibile. In UE, la scarsa offerta di mais ridurrà gli spazi di ribasso dei prezzi del frumento tenero.