Dopo le pressioni ribassiste delle ultime settimane, i prezzi dell'olio di palma mostrano segnali di recupero, pur registrando medie mensili inferiori a settembre. A ottobre i futures alla Bursa Malaysia registrano una flessione media del 3,8% rispetto al mese precedente, mentre a Rotterdam le quotazioni del grezzo e del raffinato (RBD) risultano in calo rispettivamente dell'1,7% e del 2,9%. Tuttavia, le quotazioni più recenti evidenziano un rimbalzo su entrambe le piazze, sostenuto anche dal rafforzamento dei prezzi del petrolio, che favorisce la competitività del biodiesel prodotto da olio di palma rispetto ai combustibili fossili. Il recupero riflette inoltre una crescente attenzione del mercato ai rischi di restringimento dell'offerta nei prossimi mesi, legati alla stagionalità produttiva e alle incertezze meteorologiche nel Sud-Est asiatico.
In Malesia, le scorte hanno raggiunto a settembre il livello più elevato da oltre un decennio. Secondo i dati MPOB, gli stock sono aumentati del 25% rispetto ad agosto e del 49% su base annua, raggiungendo 3,51 milioni di tonnellate. L'accumulo è stato favorito dalla forte crescita stagionale della produzione, salita a 2,12 milioni di tonnellate (+16% m/m; +15% a/a), a fronte di esportazioni in calo del 12% rispetto al mese precedente.
In Indonesia, invece, la crescita della domanda sta favorendo un maggiore assorbimento dell'offerta. Ad agosto le esportazioni sono aumentate del 22% su base annua, mentre i consumi interni hanno registrato un incremento del 10%, a fronte di una produzione in crescita del 4%. Le scorte sono conseguentemente risultate inferiori del 13% rispetto al 2025 e del 19% rispetto alla media triennale, evidenziando un quadro meno abbondante rispetto a quello malese.
Dal lato della domanda internazionale, emergono segnali di recupero soprattutto in Cina. Dopo la forte contrazione di agosto, a settembre le importazioni cinesi di olio di palma sono aumentate del 135% su base annua e del 92% rispetto al mese precedente, portando gli acquisti cumulati da inizio anno a un livello superiore del 20% rispetto allo stesso periodo del 2025. In India, dopo il sostenuto ritmo delle importazioni estive, le scorte complessive di oli vegetali si sono mantenute relativamente stabili, attestandosi intorno a 2,1 milioni di tonnellate a ottobre. Rimane invece debole la domanda europea, con le importazioni della campagna 2025/26 inferiori alla media triennale.
Nel breve termine, le elevate scorte malesi potrebbero continuare a frenare il recupero delle quotazioni, ma i recenti rialzi suggeriscono che il mercato stia già iniziando a scontare un possibile riequilibrio dei fondamentali. L'avvicinarsi della fase stagionale di minore produzione e i segnali di ripresa della domanda asiatica potrebbero favorire un progressivo assorbimento delle disponibilità. Sul mercato europeo, un ulteriore elemento di sostegno potrebbe derivare da un'accelerazione delle importazioni nell'ultima parte dell'anno, in previsione dell'applicazione dell'EUDR dal 30 dicembre. Nel 2027, l'emergere di premi di prezzo per il prodotto conforme ai requisiti del regolamento potrebbe inoltre sostenere le quotazioni europee rispetto a quelle internazionali. Sul mercato globale, i rischi rimangono prevalentemente rialzisti: le precipitazioni cumulate inferiori alla media nelle principali aree produttive di Malesia e Indonesia potrebbero penalizzare le rese nel corso del 2027, mentre in Indonesia il B50 e l'eventuale passaggio al B60 potrebbero incrementare l'assorbimento interno, riducendo le disponibilità esportabili. Permangono inoltre le incertezze legate alla gestione delle piantagioni e al controllo dei flussi commerciali indonesiani, che potrebbero accentuare la volatilità del mercato.