Olio di Palma

Le tensioni dei mercati energetici supportano i prezzi degli oli vegetali

Martedì, 24 Marzo 2026

Il prolungarsi della crisi iraniana ha fornito supporto ai prezzi del comparto energetico, spingendo le quotazioni del petrolio sopra la soglia dei 90 e 100 $/bbl, rispettivamente per il WTI e Brent. Tali livelli di prezzo spingono verso una crescente convenienza nella produzione di biodiesel, anche al di fuori dei mandati di miscelazione. Se dunque i rialzi dell'olio di palma, che dall'attacco statunitense all'Iran al 23 marzo hanno toccato il +19% per il grezzo CIF Rotterdam ed il +15% su Bursa Malaysia, tendono a frenare la domanda nel settore alimentare, i consumi in ambito energetico si espandono, soprattutto in Indonesia

Le dichiarazioni di inizio marzo del Ministro dell'Energia indonesiano, che ha rilanciato il piano di implementazione del B50 a fronte del mutato contesto dei mercati energetici, hanno fornito supporto al mercato del palma, che sul mercato europeo è tornato dopo diversi mesi a posizionarsi a premio rispetto ai principali oli di semi. A ciò contribuiscono anche gli aumenti dei costi della logistica, dovuti ai maggiori costi di carburante e assicurazioni. 

Dal lato dei fondamentali di mercato, il mese di febbraio è stato caratterizzato dal calo stagionale della produzione in Malesia, a cui ha fatto seguito un calo limitato degli stock, che a fine mese si attestavano ancora del 79% al di sopra del livello dello scorso anno. I mesi di gennaio e febbraio hanno visto una forte accelerazione delle importazioni indiane di olio di palma, a scapito di olio di soia e di girasole, scambiati a premio. Tuttavia, la recente perdita di competitività dell'olio di palma tenderà a rallentare la domanda internazionale a favore dei principali sostituti, anche in considerazione del recupero degli stock indiani

Per i prossimi mesi, ci si attende che la produzione di olio di palma del Sud-est asiatico possa andare incontro ad un rallentamento rispetto ai livelli dell'anno precedente, i cui primi segnali in Indonesia sono stati registrati già a partire dagli ultimi mesi del 2025: progressivamente, dunque, si andrà nella direzione di una riduzione degli stock nei Paesi esportatori, che potrà essere tanto più veloce quanto più sarà incentivata l'utilizzo a scopo energetico sul mercato interno. 

Guardando al medio termine, il fenomeno di El Niño dovrebbe fare la sua comparsa, con un livello di probabilità di oltre il 60%, a partire dal periodo luglio-agosto-settembre, per poi consolidarsi almeno fino a fine anno con livelli di probabilità superiori all'80%, dopo l'esaurimento de La Niña senza particolari impatti sulle precipitazioni in Malesia ed Indonesia. El Niño è generalmente associato in questi Paesi a precipitazioni inferiori alla media ed il suo impatto sulla produttività delle palme potrebbe cominciare ad essere più evidente a partire da fine 2026 e inizio 2027.

Le quotazioni dell'olio di palma restano fortemente esposte ad un rischio di volatilità rialzista legato agli sviluppi della crisi nel Golfo, a causa delle strette correlazioni con i prezzi del petrolio. Una rapida risoluzione del conflitto ed uno sblocco dello stretto di Hormuz potrebbe spingere ad un ridimensionamento del mercato, ma nel medio termine i fondamentali resteranno a supporto delle quotazioni. 

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