Le quotazioni dell'olio di palma sul mercato mondiale restano molto esposte alla volatilità che deriva dai mercati energetici, che le sostiene. Tuttavia, sulla scia di una produzione già in fase stagionale di recupero nel Sud-est asiatico e di scorte in aumento, a partire da livelli già piuttosto elevati, a maggio i prezzi hanno fatto registrare una contrazione dell'1% su base media mensile su Bursa Malaysia e del 5% su Rotterdam, dopo i rialzi dei mesi scorsi.
I livelli di produzione in Malesia continuano a mantenersi tra i livelli più alti dell'ultimo decennio, grazie ad un Oil Extraction Rate particolarmente elevato. Questo sta favorendo il profilo congiunturale dell'offerta, ma nel medio termine vi sono numerosi elementi che rischiano di limitare la disponibilità di prodotto sui mercati internazionali:
A ciò si deve aggiungere, per il mercato europeo, il fatto che i costi dei noli stanno crescendo a livello globale, come conseguenza dell'aumento dei costi dei carburanti. Infine, da fine 2026, l'implementazione dell'EUDR, per quanto in forma snellita e semplificata, potrebbe contribuire ad ampliare il premio per il mercato europeo.
Nel breve termine, gli stock ancora elevati in Malesia, le scorte indiane di oli vegetali e la ripresa stagionale della produzione potrebbero contribuire ad un leggero ritracciamento delle quotazioni andando verso la stagione estiva, sotto l'ipotesi di una distensione delle tensioni sul mercato petrolifero. Nel secondo semestre del 2026 e nel corso della campagna 2026/27, complici l'annunciata implementazione del B50 e la probabile comparsa di El Niño, si prevedono tensioni sul mercato dell'olio di palma, che potrebbero riflettersi sull'intero comparto degli oli vegetali in un contesto di crescita strutturale degli utilizzi energetici nei principali Paesi produttori.