Il prolungarsi della crisi iraniana ha fornito supporto ai prezzi del comparto energetico, spingendo le quotazioni del petrolio sopra la soglia dei 90 e 100 $/bbl, rispettivamente per il WTI e Brent. Tali livelli di prezzo spingono verso una crescente convenienza nella produzione di biodiesel, anche al di fuori dei mandati di miscelazione. Se dunque i rialzi dell'olio di palma, che dall'attacco statunitense all'Iran al 23 marzo hanno toccato il +19% per il grezzo CIF Rotterdam ed il +15% su Bursa Malaysia, tendono a frenare la domanda nel settore alimentare, i consumi in ambito energetico si espandono, soprattutto in Indonesia.
Le dichiarazioni di inizio marzo del Ministro dell'Energia indonesiano, che ha rilanciato il piano di implementazione del B50 a fronte del mutato contesto dei mercati energetici, hanno fornito supporto al mercato del palma, che sul mercato europeo è tornato dopo diversi mesi a posizionarsi a premio rispetto ai principali oli di semi. A ciò contribuiscono anche gli aumenti dei costi della logistica, dovuti ai maggiori costi di carburante e assicurazioni.
Dal lato dei fondamentali di mercato, il mese di febbraio è stato caratterizzato dal calo stagionale della produzione in Malesia, a cui ha fatto seguito un calo limitato degli stock, che a fine mese si attestavano ancora del 79% al di sopra del livello dello scorso anno. I mesi di gennaio e febbraio hanno visto una forte accelerazione delle importazioni indiane di olio di palma, a scapito di olio di soia e di girasole, scambiati a premio. Tuttavia, la recente perdita di competitività dell'olio di palma tenderà a rallentare la domanda internazionale a favore dei principali sostituti, anche in considerazione del recupero degli stock indiani.
Per i prossimi mesi, ci si attende che la produzione di olio di palma del Sud-est asiatico possa andare incontro ad un rallentamento rispetto ai livelli dell'anno precedente, i cui primi segnali in Indonesia sono stati registrati già a partire dagli ultimi mesi del 2025: progressivamente, dunque, si andrà nella direzione di una riduzione degli stock nei Paesi esportatori, che potrà essere tanto più veloce quanto più sarà incentivata l'utilizzo a scopo energetico sul mercato interno.
Guardando al medio termine, il fenomeno di El Niño dovrebbe fare la sua comparsa, con un livello di probabilità di oltre il 60%, a partire dal periodo luglio-agosto-settembre, per poi consolidarsi almeno fino a fine anno con livelli di probabilità superiori all'80%, dopo l'esaurimento de La Niña senza particolari impatti sulle precipitazioni in Malesia ed Indonesia. El Niño è generalmente associato in questi Paesi a precipitazioni inferiori alla media ed il suo impatto sulla produttività delle palme potrebbe cominciare ad essere più evidente a partire da fine 2026 e inizio 2027.
Le quotazioni dell'olio di palma restano fortemente esposte ad un rischio di volatilità rialzista legato agli sviluppi della crisi nel Golfo, a causa delle strette correlazioni con i prezzi del petrolio. Una rapida risoluzione del conflitto ed uno sblocco dello stretto di Hormuz potrebbe spingere ad un ridimensionamento del mercato, ma nel medio termine i fondamentali resteranno a supporto delle quotazioni.