Nel mese di agosto, le quotazioni dell’olio di palma si sono mosse al rialzo sia sul mercato finanziario di Bursa Malaysia sia sulla piazza di Rotterdam, con una maggiore intensità sulle scadenze più lontane della curva. A sostenerle sono soprattutto le crescenti preoccupazioni legate a El Niño e ai suoi possibili effetti sulla produttività nel corso del 2027. Il mercato sta quindi iniziando a incorporare un premio per il rischio sulle scadenze più lontane, nonostante fondamentali ancora relativamente distesi nel breve termine.
A mantenere il mercato più disteso nell’immediato contribuisce soprattutto la Malesia, dove la produzione sta attraversando la consueta fase stagionale di recupero. Dopo l’aumento dell’8% registrato a giugno, a luglio la produzione è cresciuta di un ulteriore 9% su base mensile, raggiungendo 1,79 milioni di tonnellate. Il dato resta tuttavia dell’1% inferiore rispetto a luglio 2025, attestandosi per il quinto mese consecutivo al di sotto dei livelli dell’anno precedente. La maggiore disponibilità malese sta quindi limitando le tensioni sul mercato fisico, senza però mostrare un’accelerazione sufficiente ad attenuare le preoccupazioni sulle disponibilità della prossima campagna.
Più tirato appare invece il quadro indonesiano. A giugno, le scorte risultavano inferiori del 5% rispetto alla media degli ultimi tre anni, pur mantenendosi del 12% sopra i livelli dello scorso anno. La produzione è stata sostanzialmente stabile su base annua e superiore del 15% alla media triennale, ma questi elevati livelli produttivi non si sono tradotti in una maggiore disponibilità per il mercato internazionale: i consumi interni sono aumentati del 6% rispetto al 2025 e dell’11% rispetto alla media degli ultimi tre anni, mentre le esportazioni sono risultate inferiori rispettivamente dell’11% e del 9%.
Il crescente peso degli utilizzi interni rimane uno degli elementi centrali per l’evoluzione del mercato indonesiano. A questo si aggiunge la possibilità di un innalzamento dell’obbligo di miscelazione del biodiesel, con il B50 che continua a rappresentare uno dei principali rischi rialzisti per il 2027. Tempistiche e modalità di implementazione non sono ancora definitive, ma un suo eventuale avvio aumenterebbe ulteriormente l’assorbimento interno di olio di palma, riducendo i volumi esportabili proprio nel periodo in cui gli effetti di El Niño potrebbero iniziare a pesare sulla produzione. Questa combinazione contribuisce a sostenere soprattutto le scadenze più lontane della curva.
Anche la domanda cinese è tornata a fornire un segnale di forza. A luglio, le importazioni di olio di palma sono aumentate del 78% rispetto a giugno e del 57% rispetto allo stesso mese del 2025. Nei primi sette mesi dell’anno, gli acquisti risultano così superiori del 22% su base annua. L’incremento è stato trainato soprattutto dalle forniture indonesiane, cresciute del 33%, mentre quelle provenienti dalla Malesia sono diminuite del 20%. Dopo la debolezza osservata nel mese precedente, il forte recupero di luglio conferma che la domanda cinese rimane un importante elemento di sostegno per il mercato internazionale.
Un elemento di distensione arriva invece dall’India. Al 1° agosto, le scorte complessive di oli vegetali risultavano superiori del 18% rispetto a un anno prima e sostanzialmente invariate rispetto al mese precedente. La disponibilità accumulata nel Paese riduce l’urgenza di nuovi acquisti e potrebbe continuare a frenare la domanda di importazione nel breve termine, soprattutto durante la fase di recupero stagionale della produzione malese.