Nel mese di luglio, le quotazioni dell’olio di palma sono rimaste sostanzialmente stabili sia sul mercato finanziario di Bursa Malaysia sia sulla piazza di Rotterdam. Nel breve termine, l’elevata disponibilità di prodotto in Malesia e il rallentamento degli acquisti da parte di alcuni dei principali importatori stanno compensando i rischi di restringimento dell’offerta attesi tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
In Malesia, la produzione di giugno è aumentata dell’8% rispetto a maggio, raggiungendo 1,64 milioni di tonnellate, pur mantenendosi inferiore del 3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. La ripresa congiunturale dell’output ha favorito un ulteriore accumulo delle scorte, cresciute del 5% su base mensile fino a 2,54 milioni di tonnellate, il 25% in più rispetto a giugno 2025. Gli elevati stock malesi continuano quindi a rappresentare un elemento di distensione per il mercato, limitando il potenziale rialzista delle quotazioni nella fase attuale.
Il quadro appare invece meno abbondante in Indonesia. A maggio, le scorte di olio di palma risultavano inferiori del 22% rispetto alla media degli ultimi tre anni, sebbene ancora superiori del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. La produzione è rimasta sostanzialmente stabile su base annua e leggermente al di sotto della media triennale, mentre le esportazioni sono diminuite del 32% rispetto allo scorso anno e del 18% rispetto alla media degli ultimi tre anni. Allo stesso tempo, i consumi interni sono cresciuti del 2% su base annua e dell’8% rispetto alla media triennale, confermando la crescente capacità del mercato domestico di assorbire l’offerta.
Questa tendenza potrebbe rafforzarsi ulteriormente con l’implementazione del B50, destinata a ridurre la disponibilità esportabile indonesiana e ad accrescere il ruolo della Malesia nell’approvvigionamento internazionale. Gli stock accumulati in Malesia potrebbero inizialmente compensare la minore offerta indonesiana, ma rischierebbero di ridursi rapidamente qualora la domanda energetica e gli acquisti internazionali dovessero accelerare.
Dal lato della domanda, le importazioni cinesi di giugno sono diminuite del 46% rispetto allo stesso mese del 2025 e dell’11% rispetto a maggio. La contrazione mensile segue tuttavia i forti acquisti effettuati nella prima parte dell’anno: nel complesso del primo semestre, le importazioni sono cresciute del 16% su base annua, grazie soprattutto all’aumento del 22% dei volumi provenienti dall’Indonesia, che ha più che compensato il calo del 13% delle forniture malesi. La frenata di giugno sembra quindi riflettere anche la necessità di assorbire il prodotto precedentemente acquistato, più che un indebolimento strutturale della domanda.
Sul mercato europeo, al 12 luglio le importazioni cumulative risultavano inferiori del 20% rispetto alla media delle ultime tre campagne, ma solamente dell’1% rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. La domanda UE resta quindi contenuta rispetto ai livelli storici, senza però mostrare un ulteriore significativo calo su base annua. In questo contesto, la debolezza degli acquisti europei ha contribuito a mantenere stabili le quotazioni di Rotterdam, pur in presenza di crescenti rischi di minore disponibilità sul mercato internazionale.
Le ultime previsioni climatiche rafforzano infatti lo scenario già delineato nei mesi scorsi. El Niño dovrebbe intensificarsi fino alla fine dell’anno e presenta una probabilità del 97% di persistere fino all’inizio della primavera 2027. Tra ottobre e dicembre, la probabilità che raggiunga un’intensità molto elevata è salita all’81%, aumentando i rischi di un rallentamento della produttività nel corso del 2027, soprattutto in Indonesia, ma con possibili conseguenze anche sulle principali aree produttive malesi.