Olio di Palma

I prezzi del palma restano in tensione nonostante la discesa del petrolio

Lunedì, 29 Giugno 2026

Nonostante l’inversione di tendenza del prezzo del petrolio che ha seguito l’intesa tra Stati Uniti e Iran, riportando le quotazioni del WTI su equilibri intorno ai 75 $/bbl e causando nel comparto degli oli vegetali alcuni cali significativi, come quello dell’olio di soia su CME, le quotazioni dell’olio di palma restano in tensione: nella prima settimana dopo l’annuncio dell’intesa, l’olio di palma ha fatto segnare variazioni positive sia sul mercato finanziario malese (+4%) che sulla piazza di Rotterdam (+1%).

Al contrario, il mercato appare sostenuto dalla prospettiva di un calo dell’offerta che potrebbe caratterizzare i prossimi mesi. L’instaurarsi di El Niño, con un’elevata probabilità di alta intensità, rischia di causare una carenza di precipitazioni sulle aree produttive del Sud-est asiatico, con un impatto sulla produttività a partire dall’inizio del 2027, considerando che, già dall’inizio di marzo, il livello di piovosità in Malesia ha mostrato un rallentamento nelle province di Sabah e Sarawak e che segnali simili si registrano anche in Indonesia. Nel frattempo, in Malesia, la produzione di maggio è risultata inferiore alle aspettative, con un calo di quasi il 7% rispetto al mese precedente, dovuto a una fase di riposo vegetativo dopo gli elevati livelli produttivi degli ultimi mesi e a un numero di giorni festivi che ha rallentato la raccolta.

La prospettiva dell’implementazione del B50 da parte dell’Indonesia, con il blocco delle importazioni di diesel a partire dal 1° luglio, fornisce ulteriore supporto alle quotazioni, incoraggiando gli importatori globali a spostare parte del loro approvvigionamento verso la Malesia per una maggiore stabilità delle forniture. Anche l’intenzione del Governo indonesiano di centralizzare la gestione dei volumi e dei prezzi delle esportazioni di olio di palma del Paese a partire dall’inizio del 2027 genera preoccupazione tra gli operatori di mercato: può infatti rappresentare uno strumento attraverso cui il Governo potrebbe regolare la disponibilità di prodotto per il mercato interno in periodi di prezzi elevati, riducendo ulteriormente la disponibilità per il mercato internazionale.

Tuttavia, le scorte di oli vegetali nei principali mercati importatori sono aumentate notevolmente, spinte da un calo dei consumi a breve termine in un contesto di pressioni inflazionistiche. Le scorte di oli vegetali in India hanno raggiunto all’inizio di giugno il livello più alto degli ultimi 17 mesi, attestandosi a 2,2 milioni di tonnellate, mentre quelle in Cina sono salite a quasi 2 milioni di tonnellate, il livello più alto del 2026, grazie a forti importazioni. Gli elevati livelli delle scorte in entrambi i mercati potrebbero temporaneamente rallentare la domanda di importazioni nel breve termine, ma nel medio termine i rischi climatici e le politiche energetiche continueranno a fornire supporto alle quotazioni.

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