La volatilità sul mercato spot dell'olio di girasole risulta piuttosto contenuta, con prezzi che si confermano ai massimi dalla seconda metà del 2022. Su base media mensile, a maggio sono stati registrati ulteriori aumenti di circa l'1% sulle principali origini, dopo le accelerazioni più marcate dei mesi precedenti. Il principale elemento di novità è rappresentato dal fatto che i prezzi dell'olio di girasole sul mercato europeo non si collocano più decisamente a premio rispetto agli altri principali oli vegetali, a causa del sostegno che olio di palma e olio di colza hanno trovato nei mercati energetici.
L'olio di girasole, sia a livello globale che europeo, viene poco utilizzato in ambito energetico, ma trova sostegno in un profilo di offerta ancora debole e, ora ancora di più, potenzialmente negli effetti spillover dai mercati degli altri oli vegetali, che subiscono in maniera più diretta l'influenza dei mercati energetici. La scarsità di scorte di girasole, che ha spinto ad un forte incremento delle esportazioni dall'Argentina, una delle poche origini caratterizzate da offerta abbondante nella campagna 2025/26, non troverà soluzione prima dei prossimi raccolti. Per questo motivo, l'attenzione è ora concentrata sulle prospettive per i prossimi raccolti.
Nel report WASDE di maggio, con riferimento alla campagna 2026/27 per il seme di girasole, USDA ha indicato un forte recupero della produzione globale (+7,0 Mil t rispetto alla campagna 2025/26). La crescita è legata principalmente al miglioramento delle rese nell’area del Mar Nero e all’espansione delle superfici nelle principali origini. Buona parte del maggiore raccolto dovrebbe essere assorbita dall’industria di crushing, sostenendo una maggiore produzione di olio (+13% vs 2025/26, +20% in UE e +19% in Ucraina).
Le semine non sono partite in condizioni ideali. Il MARS Bulletin di maggio riporta una stima di resa media nell’Unione pari a 1,96 t/ha, in aumento del +1% rispetto alla stima di aprile e del +5% rispetto al 2025, ma ancora lievemente sotto la media quinquennale (-1%). Il quadro resta più prudente per Bulgaria e Romania, con rese previste rispettivamente a 1,83 t/ha e 1,75 t/ha, pari a -9% e -5% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, sebbene in recupero rispetto allo scorso anno (+10% e +2%). Le criticità sono legate a un avvio di campagna non pienamente favorevole nelle aree centro-orientali, con condizioni fredde e umide in Romania e Bulgaria e siccitose in Croazia, Ungheria e Slovacchia, che hanno rallentato germinazione, emergenza e sviluppo iniziale delle colture. In Francia, le ultime stime Agreste di maggio indicano un’area a seme di girasole per il 2026/27 in aumento del +5% rispetto alla campagna 2025/26. Il dato conferma quindi un ampliamento delle superfici rispetto allo scorso anno.
In Ucraina, le semine di girasole hanno recuperato il ritardo osservato nelle settimane precedenti rispetto al 2025. Al 25 maggio risultano seminati circa 4,3 Mio ha, sostanzialmente in linea con lo scorso anno (0% vs 2025). Pur riducendosi il rischio legato al ritardo iniziale, l’evoluzione della campagna resta da monitorare per verificare l’impatto delle condizioni di avvio sullo sviluppo delle colture e sul calendario di raccolta, che nel 2025 ha accumulato circa un mese di ritardo rispetto all’anno precedente.
Un calo dei prezzi dell'olio di girasole è possibile con l'arrivo dei nuovi raccolti di seme, ma il potenziale dei ribassi dipenderà dalle prospettive produttive del seme di girasole e dall'andamento generale del comparto oli, fortemente influenzato dai mercati energetici.