Olio di Girasole

Tensioni nel Black Sea ma buon raccolto argentino in arrivo

Giovedì, 05 Marzo 2026

I prezzi dell’olio di girasole hanno proseguito il rally avviato a inizio anno, raggiungendo i massimi a metà gennaio per poi stabilizzarsi nell’ultima settimana di febbraio intorno ai 1.450 $/t per l’indice dei cinque porti UE. I livelli attuali risultano circa il 15% superiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a conferma di un mercato ancora sostenuto da una disponibilità globale non particolarmente abbondante.

Si segnala inoltre la forte backwardation della curva forward: i prezzi per olio di girasole per il prossimo raccolto (da settembre 2026) sono a forte sconto rispetto alle quotazioni spot, con sconti tra il 7% ed il 15% tra i vari listini europei.

Mentre colza e soia hanno proseguito la fase rialzista, l’olio di girasole ha interrotto la propria corsa, pur mantenendo un premio significativo rispetto agli altri oli vegetali.

UE: I prezzi elevati e la scarsa disponibilità di seme stanno comprimendo i margini di frantumazione: secondo Fediol, i volumi lavorati di semi di girasole risultano inferiori del 19% rispetto a gennaio 2025. Le importazioni UE restano su livelli molto contenuti, 17% al di sotto della media degli ultimi tre anni e 15% inferiori allo scorso anno, confermando un mercato fisicamente corto. Istat ha pubblicato le intenzioni di semina per il 2026 e per l’Italia si prevede un aumento del +3% rispetto alla scorsa campagna.

In Argentina il raccolto ha raggiunto circa il 30% della superficie idoneamantenendo un anticipo significativo rispetto alla media dell’ultimo quinquennio. Il meteo favorevole dovrebbe contribuire a sostenere le rese e permettere di confermare la stima produttiva di 6,2 Mio t pubblicata da Bolsa de Cereales, che è stata rivista al rialzo grazie ai buoni risultati finora registrati. Il raccolto argentino verrà in gran parte destinato alla produzione di olio, con volumi disponibili per l’export a partire da fine marzo, principalmente verso l’India — dove la quota di mercato continua a crescere — e verso l’Iraq, con flussi più marginali diretti anche verso l’Europa.

La persistente scarsità di seme nell’Unione Europea e in Ucraina continua a rappresentare un solido fattore di supporto per le quotazioni europee della campagna in corso, soprattutto se confrontate con gli altri semi oleosi. Tuttavia, l’avanzare della commercializzazione del raccolto argentino e l’eventualità di un graduale sblocco delle esportazioni ucraine potrebbero attenuare la pressione rialzista e limitare ulteriori incrementi dei prezzi.

In questo contesto, la domanda europea di seme e olio di girasole rimane in parte razionata dal livello dei prezzi, mentre l’offerta continua a mostrarsi strutturalmente contenuta, mantenendo il mercato in una fase di equilibrio delicato e suscettibile a variazioni dell’offerta extra‑UE.

A ciò si aggiunge l’incertezza legata alla crisi in Medio Oriente. La riduzione dei transiti attraverso lo stretto di Hormuz — che normalmente convoglia oltre il 20% dei flussi globali di petrolio — ha già spinto il WTI in rialzo dell’11% nei primi giorni successivi agli attacchi contro l’Iran. Un aumento duraturo dei prezzi energetici potrebbe riflettersi sul comparto degli oli vegetali attraverso l’incremento dei costi di produzione e il rafforzamento degli incentivi al biodiesel.

La crisi potrebbe inoltre incidere sul mercato dei fertilizzanti, in particolare quelli azotati: circa il 30% dell’export globale transita attraverso Hormuz e Arabia Saudita e Qatar figurano tra i principali produttori, mentre il gas naturale rappresenta la materia prima essenziale per la loro produzione.

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