Nel mese di luglio, l’indice dei cinque porti UE per l’olio di girasole grezzo si è mantenuto sostanzialmente stabile. Dopo la lieve flessione registrata a giugno, le quotazioni continuano quindi a muoversi su livelli elevati. Le prospettive di maggiore disponibilità con l’arrivo dei prossimi raccolti possono favorire un parziale allentamento, mentre gli approvvigionamenti europei ancora contenuti continuano a offrire supporto al mercato.
Al 19 luglio, le importazioni cumulative di olio di girasole dell’Unione Europea hanno raggiunto circa 1,64 Mio t, risultando inferiori del 15% sia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sia rispetto alla media delle ultime tre annate. I flussi si sono mantenuti al di sotto dei riferimenti recenti durante gran parte del periodo, confermando una disponibilità esterna non ancora pienamente normalizzata e una persistente dipendenza dalle principali origini esportatrici.
Le prospettive per i prossimi mesi restano comunque orientate verso un miglioramento dell’offerta. Le stime della Commissione UE indicano una produzione utilizzabile di olio di girasole nell’Unione pari a circa 3,9 Mio t, in aumento del 18% rispetto al 2025/26, mentre l’offerta complessiva è prevista a 6,4 Mio t, in crescita del 13%. Il maggiore raccolto di seme atteso nell’UE dovrebbe sostenere la ripresa del crushing e della produzione domestica di olio.
L’aggiornamento di luglio del MARS Bulletin introduce tuttavia un elemento di cautela: la resa media UE del girasole è stata rivista da 2,08 a 1,94 t/ha, in calo del 7% rispetto alla previsione di giugno. Il dato resta superiore del 4% rispetto al 2025, ma si colloca leggermente al di sotto della media degli ultimi cinque anni. Il deterioramento riguarda soprattutto Francia e Ungheria, dove le rese sono state ridotte rispettivamente del 15% e del 18% rispetto a giugno, rendendo meno solido il miglioramento atteso della disponibilità europea. Più favorevoli restano invece le prospettive per Romania e Bulgaria, con rese ancora superiori rispettivamente del 12% e del 32% rispetto allo scorso anno.
In Ucraina, le tensioni nel Mar Nero restano un fattore critico per l’intera filiera. Le difficoltà nella movimentazione e commercializzazione del seme, insieme ai danni alle infrastrutture portuali e di trasformazione, potrebbero rallentare il trasferimento della maggiore produzione al mercato dell’olio e rendere meno regolari i flussi esportati.
L’Argentina continua nel frattempo a contribuire alla disponibilità internazionale grazie all’abbondante raccolto già entrato nella fase di commercializzazione. La maggiore offerta rappresenta un elemento di distensione, ma gli arrivi UE ancora inferiori ai riferimenti recenti mostrano come il riequilibrio del mercato europeo dell’olio non sia ancora pienamente avvenuto.