I prezzi dell’olio di girasole sono saliti a livelli record che non si vedevano da agosto 2022. Il prezzo medio mensile dell’olio di girasole ucraino FOB è salito del +6,1% da dicembre a gennaio, mentre la media mensile dell’olio di girasole raffinato quotato a Milano è salita del +3,5% nello stesso periodo. Le quotazioni elevate sono sostenute da una combinazione di fattori strutturali e congiunturali. L’impatto delle basse rese in Ucraina e in Europa è ulteriormente accentuato dal contesto geopolitico: da un lato, l’export ucraino risulta penalizzato dagli attacchi militari russi; dall’altro, l’Europa non può importare prodotto russo a causa delle tariffe introdotte in seguito al conflitto. In questo scenario, solo un significativo effetto sostituzione o l’arrivo del raccolto argentino sui mercati globali potrebbero favorire un allentamento delle tensioni sui prezzi.
Ucraina: Il 5 gennaio un impianto di estrazione di oli vegetali di Bunge, situato a Dnipro, è stato colpito da un attacco con droni russi. Oltre ai gravi danni strutturali all’impianto, l’incidente ha provocato la fuoriuscita di circa 300 tonnellate di olio, che si sono riversate nelle strade circostanti.
L’evento ha contribuito ad aumentare ulteriormente le tensioni sul mercato dell’olio di girasole. Negli ultimi tempi, infatti, attacchi simili hanno coinvolto altri impianti di produzione, terminali di esportazione e navi cargo impegnate nel trasporto di olio di girasole. A ciò si aggiunge il forte danneggiamento della rete energetica ucraina, che continua a compromettere la capacità produttiva e logistica del Paese.
Questo nuovo episodio rafforza le preoccupazioni degli operatori di mercato circa la continuità delle forniture e la stabilità dei prezzi, in un contesto geopolitico che resta altamente incerto.
In Argentina il raccolto ha raggiunto il 22% alla terza settimana di gennaio, un ritmo superiore a quello registrato negli ultimi 5 anni. USDA ha rivisto al rialzo la previsione di produzione portandosi a 5,5 Mio t per la campagna in corso; saranno necessarie condizioni meteo eccellenti per eccedere le stime di 5,8 Mio t di produzione di Bolsa de Cereales.
L’olio di girasole si conferma il leader dei prezzi tra gli oli di semi, sostenuto dal calo delle rese agricole nei principali Paesi produttori e dalla conseguente limitata disponibilità di prodotto, fattori che continuano a valorizzare anche il seme di girasole.
La persistente scarsità di seme in Unione Europea e Ucraina rappresenta un solido elemento di supporto alle quotazioni europee della campagna in corso, soprattutto se confrontata con gli altri semi oleosi. Tuttavia, l’avanzare della commercializzazione del raccolto argentino e un possibile sblocco delle esportazioni ucraine potrebbero attenuare la spinta rialzista e limitare ulteriori incrementi dei prezzi.
In questo contesto, la domanda europea di seme ed olio di girasole appare destinata a rimanere parzialmente razionata attraverso il livello dei prezzi, a fronte di un’offerta che continua a mostrarsi strutturalmente contenuta.
Le prime proiezioni indicano per il 2026 un recupero della produzione sia in Ucraina, con previsioni che riportano i volumi potenzialmente tra i 12 ed i 13 Mio t nella campagna 2026/27 grazie al ritorno a rese nella media triennale. nella campagna 2026/27 grazie al ritorno a rese nella media triennale—sia nell’UE, per cui COCERAL prevede per la campagna 2026/2027 un +13% di incremento della produzione di seme di girasole rispetto al 2025 (9,9 Mio t vs 8,8 Mio t) dovuto ad un aumento delle aree ed a una normalizzazione delle rese.
In questo quadro, per la prossima campagna il premio dell’olio di girasole rispetto agli altri oli potrebbe ridursi, pur rimanendo inserito in un contesto di prezzi del comparto oli strutturalmente sostenuti dall’aumento della domanda globale.