In UE, in un contesto di offerta ancora rallentata dagli strascichi dell’influenza aviaria, la ripartenza della domanda torna a fornire supporto ai prezzi, più che compensando gli effetti di costi dei mangimi in calo. Tra febbraio ed agosto, nonostante qualche rimbalzo a luglio, il costo formula rilevato da Areté è infatti calato del 5,8%. La differenza tra prezzo delle uova e costo formula in Italia risulta ai massimi dal 2017, anno della contaminazione da fipronil.
Con l’avvicinarsi del periodo di picco stagionale della domanda (tra settembre e dicembre), molti operatori che avevano posticipato gli acquisti (in attesa di maggiore chiarezza sull’offerta e sull’andamento dei prezzi) sono infatti tornati attivamente sul mercato.
In Italia, le uova M gabbia quotate dalla CUN, dopo aver registrato un calo di prezzo del 13% tra aprile e giugno, sono tornate a registrare aumenti; circa +4% da metà luglio. A livello medio il prezzo di agosto risulta del 44% superiore rispetto ad agosto 2024.
Gli ultimi dati sul trade della Commissione mostrano come nei primi sei mesi del 2025 l’import UE abbia segnato un +46%, dato che conferma il relativamente basso livello di autosufficienza. A giugno le importazioni sono aumentate del 19% rispetto a maggio (+66% rispetto a giugno 2024). L’export, a livello cumulato nei primi sei mesi dell’anno segna invece un +21%, tuttavia a giugno si evidenzia un calo del 62% rispetto a maggio (-17% rispetto a giugno 2024).
Da inizio 2025 in UE si contano 245 focolai in allevamenti (80 nello stesso periodo del 2024). In Italia, da inizio anno, si sono registrati 21 focolai in allevamenti (56 da inizio ottobre 2024) di cui 8 in allevamenti di galline ovaiole (17 da inizio ottobre 2024).
Tuttavia, la diffusione dei focolai consolida un trend di rallentamento: tra giugno e agosto in UE si sono contati due focolai in allevamenti (entrambi in Spagna), rispetto ai 7 di maggio e ai 52 di aprile.