Uova

UE: prezzi ancora record

Martedì, 03 Marzo 2026

I prezzi delle uova si confermano su livelli record. A livello UE, tra gennaio e febbraio 2026, il prezzo medio ha registrato un leggero aumento del 2,2% a x €/100Kg, si tratta di un valore vicino ai record storici già toccati a fine 2025 e superiore del 16,8% rispetto a febbraio 2025.

In Italia, nello stesso periodo, il prezzo medio delle uova da allevamento in gabbia ha segnato un aumento dell’3,7%, confermandosi su livelli record e superiori dell’13,8% rispetto a quelli di un anno prima.

In un contesto di offerta UE pesantemente rallentata dall’aviaria, la rigidità della domanda impatta negativamente il livello di autosufficienza, fornendo supporto ai prezzi.

Nel 2025nell’Unione Europea sono stati registrati 699 focolai di influenza aviaria negli allevamenti, rispetto ai 259 del 2024 e ai 476 del 2023. I Paesi maggiormente colpiti sono stati la Germania (24% del totale), la Polonia (18%), l’Ungheria (15%), la Francia (15%) e l’Italia (8%). Si segnala una forte accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno, con 435 casi, che ha portato il numero complessivo di focolai a superare la media degli ultimi dieci anni del 23%. Circa il 13% dei focolai ha interessato allevamenti di galline ovaiole. Il trend si è confermato anche nei primi due mesi del 2026, con 144 focolai (95 casi nello stesso periodo del 2025), di cui 22 in allevamenti di galline ovaiole.

In Italia, a partire dal 29 settembre 2025, il Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria ha confermato 63 focolai complessivi (9 in allevamenti di galline ovaiole). Nel solo mese di febbraio 2026 se ne contano 7. Sono state attuate le misure di controllo generali e specifiche nelle zone di protezione e sorveglianza, in conformità al Regolamento Delegato (UE) 2020/687. Alla luce della persistenza del virus e della sua circolazione prolungata nel tempo, l’Italia ha definito un piano nazionale di vaccinazione preventiva, approvato a livello comunitario, con avvio previsto dalla primavera 2026.

La limitata disponibilità di prodotto nell’UE ha determinato livelli di importazione record. Nel periodo cumulato gennaio–dicembre 2025, le importazioni UE sono aumentate del 61% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le principali origini sono l’Ucraina (64%), la Turchia (15%) e il Regno Unito (8%). Nello stesso periodo, le esportazioni UE risultano in calo del 7%, con il Regno Unito (41%) e la Svizzera (17%) come principali destinazioni.

Sempre tra gennaio e dicembre 2025, l’Italia ha registrato un aumento delle importazioni extra-UE del 26%, con il 52% dei volumi provenienti dalla Turchia e il 38% dall’Ucraina. Le esportazioni extra-UE risultano invece in crescita del 16%, dirette principalmente verso la Svizzera (39%) e il Regno Unito (25%).

I fattori rialzisti legati alla dinamica dell’offerta e ai flussi commerciali più che compensano il potenziale effetto ribassista derivante da costi dei mangimi nettamente inferiori alla media degli ultimi cinque anni. Ancora elevati invece i costi energetici che tornano a fungere da supporto alle quotazioni delle materie prime energivore, in particolare segnaliamo i rincari dei prezzi del gas, +40% in un solo giorno dopo l’intervento USA in Iran e l’interruzione dei transiti attraverso Hormuz. Circa il 20% dell’export globale di gas naturale liquefatto (GNL) transita per Hormuz. L’interruzione dei flussi impatta in particolare le quotazioni del gas naturale in UE, soprattutto in un contesto di scorte UE ai minimi dal 2021 e di forte dipendenza dalle importazioni di GNL, dopo l’interruzione dei flussi via tubo dalla Russia.

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