I prezzi delle uova, ad agosto, hanno interrotto il trend deflattivo in corso da aprile, mostrando, a fine mese, qualche segnale di recupero.
A livello europeo, il prezzo UE ha registrato, a livello medio mensile, un +0,5% tra luglio e agosto 2026 (-22% da marzo 2026, -8,2% rispetto ad agosto 2025). I prezzi si mantengono ancora del 22% superiori rispetto alla media 2021-25.
In Italia, il prezzo delle uova da allevamento in gabbia medie rilevato dalla CUN, tra luglio e agosto, è rimasto stabile (-24% da aprile 2026, -8,8% rispetto ad agosto 2025).
In un contesto di calo stagionale della domanda, l’indice di autosufficienza UE, durante l’estate, è aumentato grazie al rallentamento dell’aviaria. Inoltre, l’offerta ha beneficiato del riequilibrio degli scambi dovuto ad importazioni record e ad esportazioni in calo nei primi sei mesi dell’anno.
Tra i fattori ribassisti segnaliamo anche l’aumento delle rimonte UE che, a giugno 2026, risultano del 50% superiori rispetto a giugno 2025. In totale, nella prima metà del 2026, le rimonte risulterebbero superiori di circa il 33% rispetto alla prima metà del 2025.
Tuttavia, i recenti rimbalzi dei prezzi, evidenziano, oltre la prossimità della ripartenza stagionale della domanda, i rialzi dei costi degli input produttivi.
L’incertezza derivante dalla guerra in Medio Oriente e tra Russia e Ucraina, solo nell’ultimo mese, ha comportato, sul mercato finanziario europeo, rialzi dei prezzi del mais e del gas naturale rispettivamente dell’11,4% e del 15,6%, ai massimi dal 2023.
Tra i fattori di supporto, oltre ai possibili impatti spillover derivanti dall’inflazione energetica, resta da monitorare la diffusione in UE della malattia di Newcastle (infezione virale altamente contagiosa e dall’alta mortalità che colpisce i volatili). Secondo la World Organization for Animal Health si sono registrati 121 nuovi focolai nel primo semestre dell’anno (+246% rispetto all’anno precedente). I focolai attivi nel mese di giugno sono stati 92 (+5% rispetto a maggio 2026, +922% rispetto a giugno 2025), 85 dei quali ancora in corso a luglio. I paesi colpiti sono Germania (48%), Polonia (39%) e Spagna (13%).