Uova

UE: aviaria e domanda stagionale continuano a sostenere i prezzi in Europa

Martedì, 03 Febbraio 2026

I prezzi delle uova, nonostante un leggero calo tra dicembre 2025 e gennaio 2026, si mantengono su livelli storicamente elevati, con quotazioni che restano prossime ai massimi raggiunti a fine 2025.

A livello UE, tra dicembre 2025 e gennaio 2026, il prezzo medio ha registrato una flessione del 4,3%. Tuttavia, i valori rimangono vicini ai record storici e risultano superiori del 19,3% rispetto a gennaio 2025.

In Italia, nello stesso periodo, il prezzo medio delle uova da allevamento in gabbia ha segnato un calo del 2,9%, confermandosi comunque su livelli superiori del 16,1% rispetto a quelli di un anno prima.

In un contesto di offerta UE rallentata dall’aviaria, la rigidità della domanda impatta negativamente il livello di autosufficienza, fornendo supporto ai prezzi.

Nel 2025, nell’Unione Europea sono stati registrati 699 focolai di influenza aviaria negli allevamenti, rispetto ai 259 del 2024 e ai 476 del 2023. I Paesi maggiormente colpiti sono stati la Germania (24% del totale), la Polonia (18%), l’Ungheria (15%), la Francia (15%) e l’Italia (8%). Si segnala una forte accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno, con 435 casi, che ha portato il numero complessivo di focolai a superare la media degli ultimi dieci anni del 23%. Circa il 13% dei focolai ha interessato allevamenti di galline ovaiole. Il trend si è confermato anche a gennaio 2026, con 91 focolai (più del doppio rispetto ai 44 casi di gennaio 2025), di cui 11 in allevamenti di galline ovaiole.

In Italia, a partire dal 29 settembre 2025, il Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria ha confermato 54 focolai complessivi. Nel solo mese di gennaio 2026 se ne contano 7, di cui 3 in allevamenti di galline ovaiole. Sono state attuate le misure di controllo generali e specifiche nelle zone di protezione e sorveglianza, in conformità al Regolamento Delegato (UE) 2020/687.

La limitata disponibilità di prodotto nell’UE ha determinato livelli di importazione record. Nel periodo cumulato gennaio–novembre 2025, le importazioni UE sono aumentate del 61% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le principali origini sono l’Ucraina (65%), la Turchia (14%) e il Regno Unito (8%). Nello stesso periodo, le esportazioni UE risultano in calo del 6%, con il Regno Unito (41%) e la Svizzera (17%) come principali destinazioni.

Sempre tra gennaio e novembre 2025, l’Italia ha registrato un aumento delle importazioni extra-UE del 28%, con il 52% dei volumi provenienti dalla Turchia e il 40% dall’Ucraina. Le esportazioni extra-UE risultano invece in crescita del 15%, dirette principalmente verso la Svizzera (38%) e il Regno Unito (26%).

I fattori rialzisti legati alla dinamica dell’offerta e ai flussi commerciali più che compensano il potenziale effetto ribassista derivante da costi dei mangimi nettamente inferiori alla media degli ultimi cinque anni.

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