Nel primo mese dell’anno, i prezzi UE del latte e delle principali produzioni derivate hanno mostrato una diffusa debolezza, in larga misura in linea con il prolungato trend deflattivo in atto dall’estate 2025, che si conferma tra i più intensi degli ultimi anni.
Sulla piazza di riferimento di Kempten, indicativa per il mercato UE, le quotazioni medie di gennaio delle principali trasformazioni lattiero-casearie hanno registrato, su base mensile, una flessione del -2,6% per il burro, del -0,5% per la polvere di latte intero (WMP) e del -0,5% per l’Edamer; la polvere di latte scremato (SMP) rappresenta l’unica eccezione, con un incremento del 2%.
Il confronto con i livelli di luglio 2025 evidenzia con maggiore chiarezza la portata della correzione dei prezzi: il burro registra una -43%, l’SMP un -12%, il WMP un -31% e l’Edamer un -29%.
La materia prima, sul mercato spot, ha segnalato marcati ribassi di prezzo. A titolo di esempio, il prezzo del latte intero tedesco quotato a Milano, nonostante i rialzi delle ultime due sedute, tra dicembre e gennaio ha segnato un -18% (-58% da luglio 2025), toccando i minimi dal 2016.
Anche il prezzo del latte alla stalla ha registrato flessioni. Il prezzo medio UE rilevato dalla Commissione tra novembre e dicembre 2025 (ultimo dato) è calato del -2,6% (-8,6% da settembre 2025). In Italia è stato siglato un accordo tra le associazioni della filiera per un prezzo medio nel primo trimestre 2026 di 530 €/1.000 l (540 a gennaio, 530 a febbraio e 520 a marzo) circa -7% rispetto ai prezzi di novembre 2025.
In un contesto di congiunturale rallentamento della domanda di trasformati UE, favorito dal rafforzamento dell’€ (che ha reso meno competitive le esportazioni), il principale fattore ribassista si conferma un’offerta straordinariamente sostenuta.
Secondo i dati della Commissione Europea, nel secondo semestre 2025 le consegne latte UE hanno segnato un +4% rispetto allo stesso periodo del 2024, andando ad invertire il gap che si era registrato nel primo semestre 2025 (-1,2%). Secondo i rapporti ZMB, nella terza settimana di gennaio 2026 Germania e Francia (aree chiave di produzione) hanno prodotto rispettivamente il +6,7% e il +5,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.
La produzione di latte ha beneficiato non solo di temperature estive che sono risultate favorevoli alle produzioni, ma anche del calo delle macellazioni, che, tra luglio e ottobre 2025, hanno registrato un -6,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le misure adottate in UE per il contenimento della diffusione in UE di malattie virali come bluetongue, afta e dermatite nodulare hanno spesso impossibilitato la movimentazione dei capi dagli allevamenti ai macelli, favorendo le mungiture, già incentivate dai prezzi remunerativi del primo semestre.
Da segnalare anche livelli di offerta abbondanti in Nuova Zelanda e USA. In particolare, l’aumento della produzione di latte negli USA (+2,3% gen-nov ’25 vs gen-nov ’24) sta contribuendo ulteriormente al calo della domanda di prodotto UE dopo gli ingenti acquisti USA di burro e formaggi della prima parte del 2025, in una fase di incertezza sull’entità dei dazi.
In ambito di accordi e politiche commerciali, da segnalare:
Il marcato aumento produttivo del 2025 comporta un incremento delle scorte di burro (+33% rispetto al 2045) e di SMP (+12%) che, riportate sul 2026, contribuiscono ad aumentare l’offerta iniziale dell’anno.
Per il 2026 la produzione latte UE è prevista in leggero calo rispetto al record del 2025 (-0,2% nello scenario Areté) rallentata dal recupero delle macellazioni e dall’impatto strutturale delle politiche ambientali. La produzione di burro e SMP, nello scenario Areté, è prevista quindi in flessione del -2,7% e -0,6%; in leggero aumento la produzione di formaggi +0,4%, un tasso decisamente inferiore rispetto al tasso di crescita medio degli ultimi 10 anni (+1,4%). La domanda di trasformati è invece prevista in aumento, in risposta alla recente deflazione e ad un ritorno della competitività del prodotto UE rispetto al prodotto di USA e Nuova Zelanda (soprattutto sulle polveri) e alla riduzione dei dazi cinesi, comportando una graduale erosione delle scorte durante il 2026.