USA
L’Almond Board of California (ABC) ha pubblicato il Position Report di settembre.
A fine settembre, le consegne di prodotto 2026 all’industria hanno raggiunto circa 550.000 t, un livello record per il periodo, favorito dall’anticipo della raccolta e da condizioni meteorologiche prevalentemente calde e asciutte.
Permangono tuttavia incertezze sull’effettiva entità del raccolto. Secondo Blue Diamond Growers, le rese per ettaro risultano inferiori rispetto al 2025, e continuano ad essere segnalati calibri ridotti. In un contesto di contrazione delle superfici produttive, le attuali stime degli operatori si collocano tra 1,16 e 1,20 Mio t, al di sotto delle circa 1,22 Mio t prodotte nel 2025. Sul fronte qualitativo, i livelli di danno rimangono tra i più bassi degli ultimi anni, salvo alcune eccezioni nei frutteti raccolti tardivamente.
Le esportazioni nel periodo agosto-settembre hanno raggiunto un record di oltre 150.000 t, +29% su base annuale. A guidare le spedizioni è la domanda indiana (+148% a/a), strutturalmente in aumento e ulteriormente accelerata da acquisti in vista del Diwali. Di contro, le spedizioni verso l’Europa sono calate del 3%, al secondo livello più basso per il periodo nelle ultime sei campagne – in parte riconducibile alla maggior disponibilità spagnola, in un contesto in cui le importazioni USA risultano disincentivate anche dal recente rafforzamento del dollaro sull’euro -.
Intanto, si conferma debole la domanda interna USA, con spedizioni interne in calo dell’8% nel periodo agosto-settembre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, su livelli storicamente bassi.
I volumi già venduti ma non ancora spediti (commitments) confermano queste tendenze, con export in aumento dell’1% e spedizioni interne in calo del -13%.
Grazie all’arrivo anticipato del raccolto, le scorte non impegnate (uncommitted inventory), a fine settembre, risultavano superiori deli 29% su base annuale.
Secondo il bilancio previsionale dell’ABC, basato su una produzione sostanzialmente stabile (1,23 Mio t) e utilizzi leggermente in calo (-0,5%), le scorte finali sono attese in recupero del 6%, con un livello di approvvigionamento che, rispetto al 18% della scorsa campagna aumenterebbe al 19%. Gli equilibri complessivi di domanda e offerta rimarrebbero dunque sostanzialmente simili alla precedente campagna.
UNIONE EUROPEA
USDA, nel recente European Union: Tree Nuts Annual, prevede una produzione 2026/27 in aumento del 7% a oltre 208.000 t, un livello record sostenuto principalmente dal recupero produttivo spagnolo.
Per la Spagna, il Ministero dell’Agricoltura (MAPA) prevede una produzione di 148.759 t, mentre le organizzazioni agricole indicano un intervallo tra 135.000 e 148.000 t, superiore di oltre il 30% rispetto alla media delle ultime cinque campagne. L’aumento è riconducibile soprattutto all’entrata in produzione di nuove superfici, nonostante alcune criticità meteorologiche in Castilla-La Mancha. In Andalusia, invece, precipitazioni più favorevoli hanno sostenuto lo sviluppo colturale.
In Portogallo, la produzione è attesa in recupero dell’8% a 27.000 t, mentre in Italia è prevista sostanzialmente stabile a 22.400 t, con il buon raccolto in Puglia che dovrebbe compensare risultati inferiori alle attese in Sicilia.
Sul fronte della domanda, USDA prevede consumi UE in crescita dell’1% nel 2026/27, in rallentamento rispetto al +4% della precedente campagna. Le importazioni sono invece attese in flessione del 3%, complice la maggiore disponibilità di prodotto comunitario.
AUSTRALIA
Secondo le stime dell’Almond Board of Australia (ABA), la produzione 2026 avrebbe raggiunto circa 167.000 t, +7% su base annuale, sostenuta anche dall’espansione delle superfici produttive, cresciute a un ritmo medio del 6% annuo nell’ultimo decennio.
Le precipitazioni persistenti durante la raccolta avevano inizialmente alimentato timori di impatti negativi sulla quantità e anche sulla qualità. Tuttavia, a parte rallentamenti nelle operazioni di raccolta e quindi ritardi nell’inizio della commercializzazione, non si riportano particolari criticità sul prodotto.
Inoltre, dopo i primi mesi di commercializzazione sottotono, le esportazioni hanno ripreso pieno ritmo. Secondo gli ultimi dati ABA, nei primi cinque mesi di commercializzazione (marzo-luglio), le esportazioni risultano inferiori di appena l’1,5% rispetto al record dello scorso anno, grazie soprattutto alla domanda cinese (+5% a/a), che assorbe circa il 56% del totale esportato.
Nel breve termine, il mercato USA è previsto rimanere in tensione sulla scia di una produzione inferiore alle previsioni iniziali, di una domanda estera, soprattutto indiana, ancora sostenuta, in un contesto di costi produttivi elevati.
Nel medio termine, tuttavia, la debolezza della domanda interna, la minor domanda cinese, soddisfatta sempre più dal prodotto australiano, e il potenziale rallentamento della domanda europea – le cui importazioni risultano ora disincentivata dalla debolezza dell’euro rispetto al dollaro e da una buona disponibilità spagnola – sono previsti trasmettere ribassi alle quotazioni.