TURCHIA
Prosegue il trend di ribasso sul mercato delle nocciole in Turchia. Le quotazioni della nocciola sgusciata 11-13 mm, tra marzo e aprile, hanno registrato un calo del 12%, toccando il livello più basso da aprile 2025, a 10.250 $/t (-44% dal picco toccato a settembre 2025 a oltre 18.000 $/t).
I principali fattori ribassisti si confermano la debolezza della domanda e le buone prospettive sul raccolto 2026.
Secondo i dati dell’Associazione degli esportatori del Mar Nero, i volumi esportati dall’inizio della campagna (set-apr) risultano inferiori del 43% rispetto allo stesso periodo della campagna 24/25. Tuttavia, si segnala un parziale recupero nei mesi di marzo e aprile, riconducibile a quotazioni più competitive nell’ultimo periodo rispetto a quelle registrate all’avvio della commercializzazione 2025.
Una tendenza inevitabilmente condizionata da un raccolto 25/26 limitato (stimato a 518.000 t), in calo del 34% rispetto al 24/25 e ai minimi dalla campagna 16/17, e di qualità sotto la norma. Tuttavia, il rapporto tra esportazioni cumulate e offerta totale (stock iniziali + produzione) a fine aprile si è attestato al 41%, ben lontano dalla media delle ultime cinque campagne per il periodo (53%). Questo dato conferma la debolezza della domanda, frenata dai valori eccezionalmente elevati raggiunti dal prodotto turco, in uno scenario di maggiore competitività e disponibilità da origini alternative. Cile, Azerbaigian, Georgia e Stati Uniti hanno fornito al mercato buoni quantitativi grazie a una capacità di esportazione in crescita, riducendo così la dipendenza strutturale dalla Turchia.
Le prospettive per il raccolto 2026 restano nel complesso favorevoli sotto il profilo quantitativo. Le condizioni meteorologiche recenti sono state positive, il rischio di gelate appare ormai in gran parte superato e le prime indicazioni di campo segnalano un potenziale produttivo leggermente superiore alla media. Le proiezioni indicano ancora un raccolto superiore alle 750.000 t, ma un quadro più chiaro sarà disponibile con la prima previsione di Turkstat.
L’attenzione degli operatori si sta tuttavia concentrando sempre di più sulla qualità. I danni agli alberi causati dalle gelate e dalla siccità della scorsa stagione, insieme al rischio di una forte presenza di cimice asiatica, potrebbero compromettere il regolare sviluppo dei gherigli. Il problema riguarda soprattutto i calibri grandi e il prodotto biologico, per i quali la disponibilità di prodotto potrebbe rimanere limitata anche in presenza di un raccolto abbondante.
CILE
Con la raccolta 2026 ormai nelle fasi finali. Le più recenti stime di operatori locali sono di una produzione di circa 115.000 t, un valore solo leggermente inferiore al record del 2025, che confermerebbe il Paese come secondo produttore globale nel mercato.
Il lieve calo atteso è riconducibile soprattutto a condizioni meteorologiche recenti meno favorevoli, che hanno rallentato le operazioni di raccolta e aumentato il rischio di perdite. Resta inoltre da monitorare il quadro fitosanitario, in particolare l’aumento dell’incidenza della cimice, che potrebbe incidere sulla qualità del prodotto.
Nonostante queste criticità, il Cile mantiene prospettive solide grazie all’espansione delle superfici coltivate, ormai prossime a 65.000 ettari, con investimenti favoriti dalla crescente domanda di origini alternative alla Turchia.
ITALIA
Sebbene la fioritura 2026 sia stata nel complesso buona in gran parte del territorio nazionale, non mancano elementi di rischio da attenzionare.
In uno scenario che già presentava alcuni elementi di incertezza in Campania e Piemonte - a causa di alcune difficoltà emerse durante l’impollinazione - si sono aggiunti i timori di potenziali perdite da gelate in Piemonte.
Nel Cuneese e nell’Astigiano, infatti, tra fine marzo e inizio aprile, una gelata tardiva ha interessato alcune aree produttive; sebbene dalle prime valutazioni sul campo post gelate non siano risultati evidenze diffuse di danni gravi agli organi riproduttivi, saranno necessari ulteriori rilievi per valutare e quantificare l’eventuale impatto produttivo.
Nonostante questi fattori di rischio, gli operatori del settore intravedono margini concreti per una moderata ripresa produttiva rispetto alle 65.000 t del raccolto 2025.