Mais

Il calo dei prezzi del petrolio porta ribassi sul mercato del mais

Venerdì, 12 Giugno 2026

Dopo aver toccato i massimi degli ultimi mesi, nelle prime settimane di giugno la tendenza rialzista sul mercato del mais si è invertita: rispetto alla media di maggio i prezzi sono calati dell’8% su CME, del 3,2% su Euronext e su Bologna. Il principale fattore ribassista è stato il minore supporto proveniente dal contesto macroeconomico: tra maggio e giugno, infatti, i prezzi del petrolio hanno registrato un ridimensionamento (-7% il WTI in media), ed anche i prezzi dei fertilizzanti sono risultati in calo, grazie ad una domanda stagionalmente in riduzione ed a minori tensioni geopolitiche. Inoltre, è in arrivo sul mercato la produzione sudamericana: in Brasile è iniziata la raccolta di safrinha, e USDA ha rivisto al rialzo di 3 Mio t la produzione di campagna, portandola al record di 138 Mio t, in linea con le stime di Conab; in Argentina sono state raccolte quasi la metà delle aree, e sia USDA che la Bolsa de Cereales confermano la prospettiva di un raccolto ai massimi storici. Per entrambi i Paesi le esportazioni sono previste mantenersi su livelli elevati, e questo potrà togliere pressione dal prodotto statunitense, per cui la domanda continua ad essere particolarmente sostenuta (+27% i commitments al 4 giugno).

 L’attenzione del mercato si sta spostando sempre di più sui prossimi raccolti dell’Emisfero Nord:

  • USA: USDA conferma la prospettiva di un calo produttivo del 6% per via di minori aree e rese che tornano verso il trend storico, ma rimarrebbe la seconda produzione più alta di sempre. Le semine sono vicine al completamento, e le condizioni sono generalmente favorevoli, eccetto per la presenza di siccità nel 24% delle aree.
  • Unione Europea: USDA prevede un aumento produttivo dell’1% grazie a rese nella media che compenserebbero il calo delle superfici. Anche la Commissione Europea prevede un incremento del raccolto dell’1%, ma sia per la Francia che per la Romania fonti locali riportano riduzioni delle superfici superiori rispetto a quelle considerate dalla Commissione, suggerendo una produzione potenzialmente inferiore alle attuali stime. Inoltre, molte zone di coltivazione dell’Est Europa hanno riportato problematiche di ammanco idrico e di ritardi nelle semine. Al contrario, in Francia lo sviluppo colturale procede in anticipo rispetto alla media quinquennale, e le condizioni colturali sono buone.
  • Ucraina: sono stati recuperati i ritardi iniziali nelle semine, che all’8 giugno risultavano in aumento del 9% rispetto allo scorso anno. USDA prevede una produzione di 30 Mio t, leggermente inferiore rispetto alla scorsa campagna e alla stima del Ministero dell’Agricoltura Ucraino (31,6 Mio t). Tuttavia, la disponibilità di prodotto rimarrebbe elevata grazie a scorte iniziali ai massimi dal 2023/24, accumulate a causa delle difficoltà riscontrate nelle esportazioni durante la campagna corrente.
  • Prezzi

  • Supply/Demand & Trade


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