Nel mese di dicembre i prezzi del mais statunitense hanno continuato a registrare aumenti (+2,1% la prima scadenza di CME e +3,8% il prezzo fisico di Chicago rispetto alla media di novembre). Il principale fattore rialzista continua ad essere l’elevata domanda di esportazione: a fine dicembre l’export cumulato era superiore del 65% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ed i commitments erano in aumento del 30%.
Tuttavia, nell’ultimo report WASDE, USDA ha ulteriormente rivisto a rialzo la produzione statunitense per la campagna corrente, portandola a 432 Mio t, +14,3% rispetto alla scorsa campagna e +6,8 Mio t rispetto allo scenario precedente. Questo record produttivo, superiore di quasi 43 Mio t rispetto al massimo precedente, garantirebbe un notevole accumulo di scorte (+44%, ai massimi dal 2018/19) nonostante i maggiori utilizzi (+7% i consumi, +12% le esportazioni per tutta la campagna), e porterebbe il rapporto stock/utilizzi a massimi pluriennali. A fronte di queste prospettive, i prezzi del mais USA hanno registrato forti cali già dal 12 gennaio, giornata di pubblicazione del WASDE, tornando ai minimi da ottobre.
A livello europeo i prezzi si sono mantenuti nel complesso stabili, con un lieve arretramento a dicembre, successivamente compensato dai rialzi registrati nelle prime settimane di gennaio. Sul fronte ribassista ha pesato il contesto di un mercato mondiale ampiamente approvvigionato, sostenuto dal raccolto record negli Stati Uniti e da prospettive di produzione abbondante in Sud America, che secondo le fonti locali potrebbero risultare persino superiori alle attuali stime USDA sia per il Brasile sia per l’Argentina. Dall’altro lato, la produzione europea si colloca tra le più contenute degli ultimi anni, determinando un fabbisogno di importazioni elevato, previsto in aumento del 6,6% rispetto alla campagna 2024/25 secondo USDA.
I prezzi italiani sono rimasti invariati sul listino di Bologna dalla fine di ottobre, continuando a mantenere un premio molto elevato rispetto ai mercati finanziari. A dicembre, la differenza tra il c.tto 103 e la prima scadenza di Euronext si è attestata a 42 €/t, un livello superiore del 57% rispetto alla media delle ultime cinque campagne. Il principale fattore di sostegno a questo ampio spread resta il ritardo delle esportazioni ucraine: nonostante una produzione ucraina in aumento dell’8% e una crescita attesa del 15% delle esportazioni nella campagna 2025/26, i dati cumulati indicano che a fine dicembre i volumi esportati risultavano ancora inferiori del 31% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tali ritardi, legati alle piogge che hanno rallentato la raccolta e a criticità logistiche interne all’Ucraina (vedi highlight precedente), stanno limitando l’afflusso di prodotto verso l’Unione Europea. Nonostante un incremento atteso delle importazioni comunitarie nella campagna in corso, al 4 gennaio i volumi risultavano ancora inferiori del 9% rispetto al medesimo periodo del 2024/25, fornendo sostegno ai prezzi nei Paesi importatori, Italia inclusa.