A settembre i prezzi del mais hanno continuato a mostrare forti tensioni sulle principali piazze internazionali, raggiungendo livelli tra i più elevati dal 2023. In media, rispetto alla media di settembre 2025, gli aumenti risultano ancora più marcati: +24% CME, +46% Euronext, +15% Bologna e +7% Milano alimentare.
I principali fattori di sostegno rimangono le preoccupazioni sul nuovo raccolto 2026/27 nell’emisfero Nord e le incertezze sulla capacità di esportazione, soprattutto nell’area del Mar Nero.
- Stati Uniti: la raccolta al 4 ottobre era completa al 23%, in leggero ritardo rispetto alla media quinquennale. Nel WASDE di ottobre USDA ha rivisto al rialzo la produzione a 407 Mio t, +5,9 Mio t rispetto alla previsione di settembre, ma ancora -5,5% rispetto alla scorsa campagna. Si conferma quindi una minore disponibilità rispetto al record 2025/26, con esportazioni previste in calo del 3,8% a fronte di consumi sostanzialmente stabili. Il ritmo della domanda estera risulta però più debole: nel primo mese di campagna i commitments risultano inferiori del 33% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
- Unione Europea: le prospettive produttive continuano a deteriorarsi. USDA ha rivisto al ribasso la produzione di 2,6 Mio t, a 48 Mio t, -16% rispetto alla scorsa campagna, mentre la Commissione UE ha portato la propria stima a 48,3 Mio t, il livello più basso dal 1994. In Francia, le temperature elevate hanno accelerato la maturazione del mais e la raccolta procede in netto anticipo rispetto alla media quinquennale, ma le condizioni colturali rimangono eccezionalmente negative: a fine settembre solo il 23% del raccolto era valutato in condizioni buone o eccellenti, contro un precedente minimo del 40% registrato nel 2022. Secondo USDA, il forte calo produttivo porterebbe a un fabbisogno di importazione record, +17,5% rispetto alla scorsa campagna, accompagnato da un calo degli utilizzi totali del 5,6% e da una contrazione delle scorte del 18%, ai minimi dal 2007/08.
- Ucraina: la raccolta procede in forte ritardo. Al 5 ottobre erano stati raccolti 1,6 Mio t di mais, il 53% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, nonostante USDA continui a prevedere una produzione in aumento del 3%. I ritardi sono dovuti alle piogge, che hanno rallentato le operazioni in campo, ma anche alle persistenti difficoltà logistiche, che riducono l’incentivo ad accelerare la raccolta. A settembre le esportazioni di mais risultavano inferiori del 39% alla media quinquennale, il traffico dal Mar Nero rimane fortemente limitato dagli attacchi russi, mentre i prezzi locali risentono della difficoltà di commercializzazione del nuovo raccolto. Inoltre, la pressione sulla capacità di stoccaggio rappresenta un ulteriore rischio e potrebbe incentivare gli agricoltori a lasciare più a lungo il prodotto in campo.
La revisione al rialzo della produzione statunitense e il contemporaneo rafforzamento del dollaro hanno favorito una correzione delle quotazioni su CME nei primi giorni di ottobre, con prezzi in calo del 5% rispetto alla media di settembre. Su Euronext, al contrario, le tensioni sono proseguite (+2%), determinando un ulteriore ampliamento del premio europeo rispetto al mercato statunitense: il premio nearby ha raggiunto in ottobre circa 98 €/t, oltre il doppio (+106%) rispetto alla media delle ultime cinque campagne.
Si conferma invece una situazione meno tesa in Sud America, dove Brasile e Argentina hanno concluso la raccolta 2025/26 su livelli record, garantendo maggiore disponibilità di prodotto e rappresentando un parziale fattore di compensazione rispetto alle tensioni dell’emisfero Nord.