A giugno, complice l’arrivo del nuovo raccolto di frumento, il calo dei prezzi dei fertilizzanti e l’allentamento delle tensioni geopolitiche, i prezzi del mais hanno registrato cali: in media, rispetto a maggio, -9,6% sulla prima scadenza di CME, -1,8% su Euronext e -4,1% il c.tto 103 del listino di Bologna. Tuttavia, nelle prime settimane di luglio questa tendenza si è invertita sui mercati finanziari, con aumenti del +3,5% su CME e dell’8,4% su Euronext rispetto alla media di giugno.
Sul mercato statunitense gli aumenti sono dovuti principalmente alla domanda di esportazione ancora elevata (+24% rispetto allo scorso anno al 25 giugno), ed a stock riportati al 1° giugno inferiori rispetto alle aspettative: risulterebbero infatti superiori allo scorso anno del 14%, ma al di sotto della percentuale di aumento prevista da USDA per la campagna nel WASDE precedente (+38%).
I rialzi sui prezzi europei sono invece guidati dalle preoccupazioni sul raccolto 2026/27 per via delle temperature eccessive e delle scarse precipitazioni: in Francia, principale produttore europeo, a causa delle ondate di calore le condizioni colturali sono peggiorate drasticamente, passando dell’84% di buono o eccellente di metà giugno al 47% a inizio luglio, il valore più basso da oltre 5 anni. L’associazione di produttori AGPM proietta un calo produttivo del 27% a 9,5 Mio t, il minimo da 26 anni. Anche in Ungheria le condizioni siccitose rischiano di limitare la produzione, mentre in Polonia è prevista una contrazione del raccolto dovuta a minori aree e rese. La situazione risulta meno tesa in Romania e Bulgaria, dove le rese sono attese in aumento, ma rimane qualche incertezza sull’effettiva entità delle semine. Queste preoccupazioni suggeriscono che la produzione potrebbe risultare inferiore rispetto alle stime attuali della Commissione, ancora in linea con la scorsa campagna. Nel WASDE di luglio, USDA ha rivisto in calo la produzione europea a 53,8 Mio t, -3,7 Mio t rispetto a giugno e -5% rispetto alla campagna corrente.
Inoltre, a pesare su tutto il comparto è la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti ed Iran, con nuovi attacchi dell’area del Golfo e un rimbalzo del WTI del 7% nella prima settimana di luglio.
Nelle altre aree di produzione le aspettative sui raccolti in corso o prossimi risultano più favorevoli: