Nelle prime settimane di agosto i prezzi europei del mais hanno continuato a mostrare segnali di tensione, dopo i forti rialzi già registrati a luglio. Rispetto alla media del mese precedente, la prima scadenza di Euronext è aumentata del 2,8%, mentre i prezzi sui mercati fisici francese (FOB Bordeaux) e spagnolo (partenza silo Siviglia) hanno registrato un incremento rispettivamente del 6,4% e del 5,2%, portando il mais francese ai massimi da marzo 2023. Anche in Italia si sono osservati ulteriori aumenti, sebbene più contenuti e tali da non riportare le quotazioni sui massimi pluriennali: +1,9% per il c.tto 103 sul listino di Bologna e +4% per il mais alimentare a Milano.
Il principale elemento di tensione rimane la preoccupazione sul nuovo raccolto europeo. A causa del meteo estivo particolarmente caldo e siccitoso le prospettive di produzione europee si sono drasticamente ridotte: negli ultimi report della Commissione sono state riviste fortemente a ribasso le previsioni di rese e raccolto in tutti i principali Paesi produttori, ed anche USDA nell’ultimo WASDE ha rivisto a ribasso la produzione europea a 50,2 Mio t, il minimo dal 2007. Per la Francia, principale produttore a livello europeo, Agreste prevede una contrazione del raccolto del 35% rispetto al 2025, fino ai minimi dal 1980.
Un livello produttivo così scarso porterebbe l’Unione Europea ad un elevato fabbisogno di import, previsto vicino ai massimi storici da USDA, in un contesto dove le importazioni risultano più costose e più incerte rispetto alle ultime campagne. In Ucraina, infatti, nonostante sia USDA che l’Ukrainian Grain Association prevedano un aumento produttivo per il 2026/27 (+2,9% e +3,2% rispettivamente) rimangono molti dubbi sulle effettive possibilità di esportazione del Paese. Nelle ultime settimane l’escalation di attacchi alle infrastrutture portuali tra Russia e Ucraina ha portato all’arresto delle operazioni nel porto di Odessa e negli altri principali scali sul Mar Nero, e si stima che le rotte alternative possano consentire di movimentare solo il 50% circa dei volumi esportati per via marittima. Inoltre, la situazione è ulteriormente complicata dai bassi livelli idrici del Danubio a causa della siccità in Europa, che limitano il transito delle navi.
A livello macroeconomico, inoltre, i prezzi del petrolio rimangono elevati, mantenendo sotto pressione i costi logistici, mentre il cambio €/USD resta al di sotto dei livelli raggiunti a inizio 2026.
Risulta meno complicata la situazione nel continente americano: