Mais

La domanda elevata continua a sostenere i prezzi USA

Mercoledì, 11 Febbraio 2026

Dopo i cali registrati a fronte della revisione a rialzo della produzione USA 2025/26 (vedi precedente highlight), i prezzi statunitensi nella seconda metà di gennaio e nelle prime settimane di febbraio hanno ricominciato a registrare rialzi (+1,7% tra il 12 gennaio e il 9 febbraio sulla prima scadenza di CME), pur mantenendosi mediamente al di sotto dei livelli di fine 2025. Tra i principali fattori rialzisti:

  • L’elevata domanda di esportazione: i commitments al 29 gennaio erano superiori del 31% rispetto allo scorso anno, portando USDA a rivedere a rialzo gli export per l’intera campagna (83,8 Mio t, +2,5 Mio t rispetto alla stima precedente e +15% rispetto al 2024/25).
  • Le tensioni sul seme di soia: a seguito di un annuncio da parte di Donald Trump della possibilità di ingenti acquisti dalla Cina (20 Mio t, +8 Mio t rispetto a quanto precedentemente pattuito), i prezzi USA del seme di soia hanno registrato forti aumenti (+5,5% tra fine gennaio e il 10 febbraio), alimentando la volatilità rialzista anche sul mais.
  • L’indebolimento del dollaro, che contribuisce ai rialzi dei prezzi all’origine.

A fronte delle maggiori esportazioni, il rapporto stock/utilizzi per la campagna corrente è stato rivisto a ribasso a 12,9% (-0,7 p.p.).

A livello mondiale si conferma un mercato del mais ben approvvigionato, grazie al raccolto record negli USA e a produzioni abbondanti sia in Brasile che in Argentina, dove attualmente sono in corso le semine.

A livello europeo, invece, si conferma una campagna di scarsa produzione e di elevato fabbisogno di importazione. Nonostante l’abbondanza di prodotto a livello mondiale, i prezzi europei restano sostenuti dalle difficoltà di acquisto di prodotto ucraino: per tutta la campagna USDA proietti un aumento dell’import europeo del 4%, ma ad inizio febbraio le importazioni cumulate erano inferiori del 7% rispetto all’anno scorso proprio per minori arrivi dall’Ucraina. Queste difficoltà sono particolarmente evidenti nei Paesi importatori come l’Italia, dove la lentezza degli arrivi sta mantenendo lo spread con le altre piazze su livelli particolarmente elevati (+66% la differenza tra il c.tto 103 su Bologna e la prima scadenza di Euronext rispetto alla media delle ultime 5 campagne).

In Ucraina, nonostante una produzione più abbondante (+8,2% vs 2024/25) e l’aspettativa di export in aumento (+9,9%), le esportazioni cumulate a gennaio erano ancora inferiori del 20% rispetto alla scorsa campagna a causa dei ritardi nella raccolta e dei problemi logistici causati dagli attacchi russi. Tuttavia, gennaio è stato il primo mese in cui gli export sono stati superiori dello stesso mese nella scorsa campagna (+17%), indicando un possibile allentamento di queste difficoltà e contribuendo ai leggeri ribassi registrati sui prezzi italiani (-1,8% il c.tto 103 tra gennaio e le prime settimane di febbraio rispetto a dicembre, -3,7% il mais ad uso alimentare su Milano).

 

  • Prezzi

  • Supply/Demand & Trade


Avvio Cron Job

Informativa
Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy.
Dichiari di accettare l’utilizzo di cookie chiudendo o nascondendo questa informativa, proseguendo la navigazione di questa pagina, cliccando un link o un pulsante o continuando a navigare in altro modo.