Nelle prime settimane di settembre i prezzi del mais hanno continuato a registrare aumenti: in media, rispetto ad agosto, +9,6% la prima scadenza di CME, +4,7% la prima scadenza di Euronext, +6,8% il c.tto 103 sul listino di Bologna.
Tra i principali fattori rialzisti c’è il deterioramento delle condizioni colturali nell’emisfero Nord.
Il clima caldo e siccitoso risulta anche fortemente problematico per la qualità, portando ad un alto rischio di declassamento per il mais con caratteristiche o ad uso alimentare, spingendo a rialzo le quotazioni nel corso dei mesi estivi (+14% e +13% rispettivamente tra giugno e settembre sui listini di Bologna e Milano).
La scarsa produzione, unitamente a scorte iniziali ridotte, porterebbe l’Unione Europea a un fabbisogno di importazione particolarmente elevato, previsto vicino ai massimi storici da USDA, in un contesto dove le importazioni risultano più costose e più incerte rispetto alle ultime campagne. In Ucraina, infatti, nonostante l’aumento produttivo previsto (+3% secondo USDA), il potenziale di export rimane incerto. Il transito sul Mar Nero è ancora fortemente limitato, ed i dati del Ministero dell’Agricoltura Ucraino indicano un calo del 58% dell’export di cereali e legumi ad agosto rispetto allo stesso mese del 2025. Attualmente, la raccolta di mais è appena cominciata, e gli impedimenti all’export riguardano soprattutto il frumento tenero, ma se la situazione non dovesse risolversi vi sarebbero le stesse difficoltà per il mais. Si stima infatti che le rotte alternative, per cui si registra già un aumento delle spedizioni, possano consentire di movimentare solo il 50% circa dei volumi precedentemente esportati per via marittima. Inoltre, la situazione è ulteriormente complicata dai bassi livelli idrici del Danubio a causa della siccità in Europa, che limitano il transito delle navi.
A livello macroeconomico, inoltre, i prezzi del petrolio rimangono elevati, mantenendo sotto pressione i costi logistici, mentre il cambio €/USD resta al di sotto dei livelli raggiunti a inizio 2026.
Di contro, si conferma una produzione abbondante in Sud America, dove si sta concludendo la raccolta 2025/26 in Brasile e Argentina, e per cui si conferma l’aspettativa di una produzione record.