A marzo i prezzi del mais hanno registrato rialzi, raggiungendo i livelli massimi da circa un anno: in media, rispetto a febbraio, +5,4% sulla prima scadenza di CME e +8,2% su quella di Euronext, +3,1% il c.tto 103 quotato a Bologna. Nei primi giorni di aprile il trend di aumento si è fermato, ma le quotazioni rimangono ai massimi degli ultimi mesi.
Il principale fattore rialzista è stato lo scoppio del conflitto nei Paesi del Golfo, che ha portato a forti aumenti sui mercati energetici (+41% il petrolio WTI tra febbraio e marzo, +62% il TTF). Le conseguenze sul mercato del mais derivano principalmente dai rincari sul comparto oli vegetali, in particolare olio e seme di soia, considerato l’utilizzo per la produzione di biocarburanti. Allo stesso tempo, un petrolio più caro rende più conveniente la produzione di etanolo, mentre i rincari dei fertilizzanti rischiano di frenare le semine di colture ad alto fabbisogno come il mais. I rincari energetici si stanno trasmettendo anche sulla logistica, a fronte dei prezzi più elevati del petrolio e della necessità di evitare il passaggio dalle zone di conflitto.
Tuttavia, a livello medio i prezzi si mantengono ai minimi delle ultime sei campagne (cinque per Bologna), grazie a produzioni abbondanti nel continente americano che garantiscono un buon livello di approvvigionamento. Oltre al record negli USA, sono in arrivo i raccolti sudamericani: in Argentina la raccolta è iniziata, e la Bolsa de Rosario ha rivisto a rialzo le stime di produzione al record di 67 Mio t, mentre in Brasile la semina di mais di secondo raccolto è vicina al completamento, e si prospetta un raccolto non distante dai record del 2022/23.
Il premio del mercato europeo rispetto a quello statunitense rimane tuttavia elevato (in media 45,8 €/t, +4% rispetto alla media quinquennale), così come quello del mercato italiano su quello europeo (39,58 €/t, +49%). Ciò è causato principalmente dalle importazioni ancora inferiori rispetto allo scorso anno, nonostante il fabbisogno più elevato, per via di minori arrivi dall’Ucraina.
Sono iniziate negli Stati Uniti le semine per la campagna 2026/27, e si conferma la prospettiva di un calo della produzione dovuto a minori aree (-3% secondo le intenzioni di semina) e di un ritorno delle rese verso la media storica, anche a fronte di un’elevata percentuale di superfici in condizioni di siccità. Per l’UE la Commissione Europea prevede un aumento della produzione del 5% nonostante una leggera flessione delle aree grazie ad una ripresa delle rese (+7%), soprattutto in Est Europa. Anche per l’Ucraina l’unione degli agricoltori UAC prevede un leggero aumento della produzione a 31-32 Mio t nonostante aree previste stabili o in calo.