Orzo

Campagna 2024/25: UE primo esportatore a livello mondiale grazie ad un rimbalzo produttivo del 14%

Lunedì, 20 Maggio 2024

Nei primi mesi del 2024 i prezzi europei dell’orzo hanno seguito un trend ribassista, spinti dai cali che hanno caratterizzato tutto il comparto cerealicolo. In media, tra gennaio e marzo, -12% sull’orzo francese FOB Creil, -9% sull’orzo tedesco FOB Amburgo, -8% sull’orzo italiano franco arrivo Bologna. Tuttavia, nelle ultime settimane le tensioni registrate sul mercato del mais e del frumento tenero si sono trasmesse anche all’orzo: tra marzo e metà maggio le quotazioni francesi sono aumentate del 18%, +13% quelle tedesche e +1,4% sul listino di Bologna.

Il Dipartimento di Agricoltura statunitense (USDA) nel report “World Agricultural Supply and Demand Estimates” (WASDE) di maggio ha fornito le prime previsioni per la campagna 2024/25.

In Unione Europea, primo produttore e consumatore, la produzione è prevista vedere un deciso rimbalzo dopo il crollo della scorsa campagna: +14% rispetto al 2023/24, grazie ad un incremento delle aree (+2%) ma soprattutto ad una ripresa delle rese (+12%). I dati della Commissione Europea mostrano un quadro analogo, con l’aumento delle aree in Germania e Spagna che più che compensa il calo in Francia. La maggiore disponibilità di prodotto consentirebbe maggiori esportazioni (+25%), che tornerebbero vicino ai livelli del 2020/21. Gli stock finali tornerebbero a 5,9 Mio t, il massimo dalla campagna 2011/12.

In Russia, secondo produttore ed esportatore, le aree coltivate sarebbero le più basse dal 2010/11, per via del meteo avverso: le gelate stanno infatti ritardando le semine primaverili. Questo porterebbe ad un calo della produzione del 5%, complici anche minori rese (-3%). Le esportazioni vedrebbero una contrazione del 12%, ma rimarrebbero leggermente al di sopra di quelle previste per l’Australia.

In Australia, terzo produttore, il meteo ancora non ottimale non consentirebbe un rimbalzo della produzione, che è prevista rimanere a 10,9 Mio t, non distante dalla scarsa produzione 2023 e -24% rispetto alla media 2020-2022. Con stock iniziali decisamente limitati (-59% rispetto al 2022/23), le esportazioni sono previste contrarsi nuovamente (-25%), lasciando all’Unione Europea il titolo di primo esportatore a livello mondiale e scendendo in terza posizione dietro la Russia.

Per quanto riguarda il Canada, quarto produttore ed esportatore, le semine a metà maggio erano complete al 30%, e l’umidità del suolo è decisamente superiore ai livelli particolarmente deficitari della scorsa campagna. Dopo una produzione 2023 limitata dalla siccità, si prevede un aumento dell’8% grazie alla ripresa delle rese. Le esportazioni vedrebbero quindi un leggero incremento (+4%).

In Ucraina, dove le semine sono vicine al completamento, la produzione e le esportazioni continuano ad essere limitate dal conflitto in corso, con cali dell’8% e del 4% rispettivamente dalla campagna corrente.

Il bilancio mondiale, nonostante il complessivo aumento della produzione (+5,5%) rimarrebbe in deficit per la seconda campagna consecutiva, con scorte vicine ai minimi storici.

 

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